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Tempo di lettura: 9 minuti

Un impianto fotovoltaico a terra si sceglie quasi sempre per lo stesso motivo: il tetto non basta, o non basterà fra due anni. È il caso di Stefano, cliente privato di Sistemi Dinamici in provincia di Livorno. Aveva appena chiuso le opere esterne e la piscina, e davanti aveva un progetto più grande: ristrutturare tutta la casa, passare alle pompe di calore, togliere il gas anche dalla cucina con le piastre a induzione e, non subito ma presto, comprare un’auto elettrica. Mettere i pannelli sul tetto voleva dire chiudere la porta a tutto quello che sarebbe arrivato dopo. Ha scelto il terreno: 6 kWp e un sistema di accumulo da 10 kWh, con strutture e spazio già pronti per crescere. Qui sotto trovi l’intervista: le nostre domande, le sue risposte e i numeri prima e dopo.

Impianto fotovoltaico a terra: perché Stefano non ha scelto il tetto

Stefano, da dove è partito?

«Da un cantiere che era già aperto. Avevo finito le opere esterne e la piscina, e mi ero accorto che la corrente cominciava a pesare. Ma il punto vero non era quello: sapevo che entro due o tre anni avrei rifatto la casa, e che sarebbe diventata tutta elettrica.»

Perché a terra e non sul tetto?

«Perché sul tetto ci stava quello che ci stava, e finiva lì. Sul terreno invece parto con quello che mi serve adesso e aggiungo pannelli quando arrivano la pompa di calore o la macchina. Poi c’è il lato pratico: ci vado a piedi, lo guardo, lo pulisco, senza ponteggi e senza salire su niente.»

In un impianto fotovoltaico a terra la differenza rispetto al tetto non è solo di spazio. A terra l’inclinazione e l’orientamento si scelgono liberi, senza dover seguire le falde: a parità di potenza installata la resa per kWp è più alta. La manutenzione si fa camminando, non in quota, e questo pesa sui costi nell’arco di vent’anni. Soprattutto, un campo a terra si amplia aggiungendo una fila di moduli su strutture e cavidotti già dimensionati, mentre un tetto pieno è pieno. L’impianto di Stefano è fatto di 11 moduli da 550 W su strutture fisse, in un’area di poco più di cento metri quadrati.

La domanda che Stefano ha fatto a noi: quanto spazio serve per un impianto fotovoltaico a terra?

Sistemi Dinamici: la regola pratica è 15-18 m² per ogni kWp, distanze fra le file comprese. Per 6 kWp significa fra i 90 e i 110 m² di terreno, che non è la superficie dei pannelli (poco più di 30 m²) ma quella che serve perché non si ombreggino a vicenda d’inverno. Se il piano è ampliare, quel conto va fatto subito sulla potenza finale: lo spazio si prenota in progetto, non dopo. Prima di qualsiasi preventivo vanno verificate la destinazione urbanistica dell’area e la presenza di vincoli: è il primo controllo che facciamo, perché è quello che può fermare tutto.

L’intervento: 6 kWp a terra, 10 kWh di accumulo e spazio per crescere

Cosa vi abbiamo proposto, e perché?

«Tre cose, spiegate una per una. Le strutture a terra e i cavidotti dimensionati per una fila in più di quella che serviva subito. L’impianto da 6 kWp, tarato sui consumi di adesso, non su un numero buttato lì. E la batteria da 10 kWh, per non ricomprare la sera l’energia che ho prodotto a mezzogiorno.»

La parte che l’ha convinto di più?

«Che non mi hanno venduto il massimo possibile. Mi hanno chiesto cosa volevo fare della casa nei prossimi anni e hanno fatto i conti su quel progetto lì, non su quello di oggi. Detta così sembra una banalità: negli altri preventivi, cosa avrei fatto dopo non me l’aveva chiesto nessuno.»

Due termini in chiaro, per chi legge. Un fotovoltaico con accumulo è un impianto affiancato da batterie che conservano l’energia prodotta nelle ore centrali per restituirla la sera: senza accumulo, in una casa vuota di giorno, gran parte del solare finisce in rete. Un impianto fotovoltaico ampliabile è invece un impianto progettato fin dall’inizio con margine su strutture, cavidotti e quadri, così che aggiungere una stringa più avanti sia un intervento di giorni e non un secondo cantiere da zero. È la condizione che rende sensato un fotovoltaico per pompa di calore installato prima che la pompa di calore ci sia.

Meglio partire piccoli e ampliare dopo, o fare tutto subito?

Sistemi Dinamici: con un piano di elettrificazione che ha una data ma non è ancora partito, dimensionare sui consumi attuali è la scelta corretta: la potenza che oggi finirebbe quasi tutta in rete si ripaga male. Quello che non va rimandato è la predisposizione, perché scavi, strutture e cavidotti sono i costi che non si vogliono pagare due volte. L’ampliamento richiederà una nuova pratica di connessione al distributore, ma non un cantiere nuovo: è la differenza fra aggiungere una fila di moduli e ricominciare da capo.

Impianto fotovoltaico a terra: i numeri prima e dopo

Dopo quanto ha visto la differenza?

«Dal primo mese. D’estate la piscina è il consumo più grosso che ho e la pompa gira di giorno: quella corrente adesso me la faccio da solo. La sera va avanti la batteria, e quando mi sveglio non ho ancora ricomprato niente.»

Che numeri fa oggi l’impianto?

«Produce più di quello che consumo adesso, ed era il piano. Oggi mi copre circa otto decimi di quello che uso e in bolletta sono passato da circa milleseicento euro l’anno a poco più di trecento. Quello che avanza va in rete, ma non per sempre: quando arrivano pompe di calore, induzione e la macchina, quell’energia me la riprendo io e aggiungo la fila di pannelli che manca.»

Questa è la sintesi dei dati di monitoraggio dell’impianto, su base annua.

Parametro Prima Oggi
Produzione fotovoltaica nessuna circa 8.400 kWh
Consumi elettrici annui circa 5.500 kWh circa 5.500 kWh (invariati, per ora)
Quota di consumi coperta dall’impianto 0% circa 82% (circa 4.500 kWh)
Spesa elettrica annua circa 1.650 euro circa 350 euro
Margine di ampliamento nessuno strutture e area pronte per raddoppiare la potenza

Il conto è semplice da rifare. I circa 4.500 kWh che Stefano autoconsuma sono energia che non compra più a circa 0,30 euro/kWh, oneri di sistema inclusi: circa 1.300 euro l’anno di minor spesa, già oggi, con la casa ancora a gas. I 3.900 kWh che avanzano finiscono in rete e valgono molto meno di quanto costerebbe ricomprarli: è esattamente il motivo per cui l’impianto non è stato fatto più grande adesso. Su un investimento chiavi in mano indicativamente compreso fra 18.000 e 21.000 euro — l’accumulo da 10 kWh pesa per circa un terzo — il rientro sul solo risparmio in bolletta si colloca intorno ai 12 anni, che scendono sensibilmente considerando le detrazioni fiscali per gli interventi di recupero edilizio (le aliquote cambiano di anno in anno: vanno verificate prima di firmare).

La seconda domanda di Stefano: quanti kWp servono per pompa di calore, induzione e auto elettrica?

Sistemi Dinamici: in una casa singola, una pompa di calore che copre riscaldamento e acqua calda consuma indicativamente 6.000-8.000 kWh elettrici l’anno; le piastre a induzione 600-900 kWh; un’auto elettrica che percorre 15.000 km l’anno circa 2.500-3.000 kWh. Sono circa 10.000 kWh in più, che portano una casa come quella di Stefano intorno ai 15.000 kWh l’anno: in autoconsumo valgono 8-10 kWp aggiuntivi. Chi mette insieme fotovoltaico e auto elettrica senza toccare la potenza dell’impianto si ritrova a comprare energia in rete proprio nei mesi in cui il solare rende meno.

Tempi di intervento e persone in cantiere

Quanto è passato dalla prima chiamata all’allaccio?

«Circa sei settimane, e la parte lunga è stata la burocrazia, non il lavoro. Sopralluogo e preventivo in pochi giorni, con le voci separate, così vedevo quanto costava ogni pezzo. Poi la pratica di connessione con il distributore: quelle carte le hanno seguite loro, io ho firmato dove c’era da firmare.»

E il cantiere vero e proprio?

«Due giorni. Il primo strutture, cavidotti e moduli, il secondo inverter, batteria e prove. Alla fine hanno rimesso a posto il terreno com’era prima. Dopo che avevo appena finito le opere esterne, per me contava quanto il resto.»

Come si è trovato con la squadra?

«Bene, e non è un dettaglio. Puntuali e ordinati: nessuno che lascia cavi in giro o che scava dove gli pare. Quando chiedevo una cosa mi rispondevano, anche quando la domanda era banale. Dopo l’allaccio ho chiamato due volte per capire un dato dell’app e mi hanno richiamato in giornata.»

Rifarebbe l’intervento?

«Sì. L’unica cosa che cambierei è l’ordine: l’avrei fatto prima delle opere esterne, così i cavidotti li facevo insieme agli altri scavi e mi risparmiavo un pezzo di lavoro.»

È un’osservazione che vale per chiunque abbia un cantiere aperto: il fotovoltaico a terra condivide scavi e cavidotti con giardino, piscina e illuminazione esterna. Per il resto, la parte che preoccupa il cliente non è tecnica ma organizzativa: pratica di connessione al distributore, comunicazioni al GSE per la valorizzazione dell’energia immessa in rete, documentazione per le detrazioni. Sono passaggi che richiedono tempi certi e un interlocutore solo. Averli seguiti noi, dalla pratica al collaudo, fa parte del risultato: non è un servizio in più.

Come capire se l’impianto fotovoltaico a terra è la scelta giusta anche per te

La storia di Stefano non riguarda chi vuole soltanto abbassare la bolletta di quest’anno. Riguarda chi ha davanti un progetto sulla casa e vuole che l’impianto ci arrivi già pronto: è in questo scenario che un impianto fotovoltaico a terra batte il tetto. Tre segnali dicono che vale la pena valutarlo:

  • Hai un’area di pertinenza libera e il tetto non regge la potenza che ti servirà davvero.
  • Hai in programma pompa di calore, piastre a induzione o auto elettrica entro due o tre anni.
  • Hai un cantiere aperto per opere esterne: scavi e cavidotti si fanno una volta sola.

La valutazione parte sempre dai dati reali: consumi storici, progetto di ristrutturazione, superficie e vincoli dell’area. Su questo lavorano insieme il servizio fotovoltaico e i sistemi di accumulo; per tenere sotto controllo produzione e consumi nel tempo, soprattutto mentre la casa si elettrifica un pezzo alla volta, servono i cruscotti energetici di monitoraggio. Su detrazioni e adempimenti il riferimento è ENEA.

Vuoi sapere quanti kWp servono davvero alla tua casa?

Bastano i consumi degli ultimi dodici mesi, il progetto di ristrutturazione e una verifica dell’area per capire se sei nella stessa situazione di Stefano. Richiedi un sopralluogo gratuito per il tuo impianto fotovoltaico a terra: dimensioniamo l’impianto sui consumi di oggi e prepariamo il campo per quelli che avrai, dicendoti voce per voce quanto costa e in quanto rientra. Parla con un tecnico Sistemi Dinamici.