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Mi chiamo Fabio Giusti progetto e costruisco gassificatori per biomasse legnose. Negli anni ho seguito questi impianti dal disegno del reattore fino al kWh immesso in rete, e ho imparato che la gassificazione del legno premia chi la conosce davvero. Questo articolo apre una serie dedicata alla tecnologia: qui presento le basi, nei prossimi numeri entreremo nei problemi reali e nelle soluzioni che ho adottato sul campo.

La gassificazione del legno è un processo termochimico che converte la biomassa solida — legno e residui agricoli — in un gas combustibile chiamato syngas. È composto principalmente da idrogeno (H₂), monossido di carbonio (CO) e metano (CH₄), e può alimentare motori, turbine o cogeneratori per produrre elettricità e calore da una fonte rinnovabile.

Non è una tecnologia nuova: i primi gasogeni illuminavano le strade nell’Ottocento. Ma è oggi, con reattori ingegnerizzati e sistemi di pulizia del gas affidabili, che la gassificazione delle biomasse legnose diventa una via concreta per valorizzare gli scarti del territorio. In Italia il settore agricolo e forestale produce ogni anno milioni di tonnellate di potature, cippato e scarti di segheria: materia prima che troppo spesso resta inutilizzata.

Che cos’è la gassificazione del legno

La gassificazione del legno è la trasformazione della biomassa in gas combustibile in condizioni di ossigeno limitato. A differenza della combustione, che brucia tutto il carbonio per produrre solo calore, qui l’ossigeno è volutamente insufficiente: il carbonio non si ossida completamente e si ottiene un gas che conserva energia chimica utilizzabile.

È questa la differenza chiave rispetto a una caldaia a legna. La combustione dà calore e basta. La gassificazione produce un vettore energetico — il syngas — che posso bruciare in un motore per fare energia da biomasse elettrica, oltre al calore di recupero.

La composizione tipica del syngas da legno è questa:

  • 18-22% di idrogeno (H₂)
  • 18-22% di monossido di carbonio (CO)
  • 2-4% di metano (CH₄)
  • 5-10% di anidride carbonica (CO₂)
  • il resto è azoto (N₂) e vapore acqueo

La CO₂ rilasciata è la stessa che la pianta ha assorbito crescendo: per questo il ciclo è considerato carbonio-neutro, al contrario dei combustibili fossili. Un impianto di cogenerazione a biomassa legnosa raggiunge un rendimento elettrico del 20-28% e un rendimento termico globale fino all’80-85%.

Come funziona la gassificazione del legno: le quattro fasi

Dentro il reattore — il gassificatore — la biomassa attraversa quattro trasformazioni in sequenza. Capire queste fasi è il primo passo per capire perché un impianto funziona bene o male.

1. Essiccazione (100-200 °C). L’umidità residua del legno evapora. È una fase puramente fisica, ma costosa: ogni chilo d’acqua sottrae energia al processo.

2. Pirolisi (200-700 °C). In assenza di ossigeno il legno si decompone in carbone solido (char), gas leggeri e tar (catrame). Il tar è il principale nemico tecnologico: se non viene abbattuto, condensa a valle e danneggia i motori. Ne parlerò diffusamente nei prossimi articoli.

3. Ossidazione (700-1200 °C). Una quota controllata di aria brucia parte del char e fornisce il calore che alimenta le reazioni successive. È la zona più calda del reattore.

4. Riduzione (700-900 °C). CO₂ e vapore reagiscono con il carbone residuo producendo CO e H₂, il cuore del syngas. Se la temperatura qui è troppo bassa, il gas esce povero e carico di catrame.

I tipi di gassificatore: downdraft, updraft e letto fluido

Non esiste un solo gassificatore: l’architettura del reattore cambia in base alla taglia e alla biomassa. Sono tre le famiglie che incontro più spesso.

  • Gassificatore downdraft (flusso discendente): la mia scelta per impianti piccoli e medi (50 kW – 1 MW). Produce poco tar nel gas in uscita ed è il più affidabile per la cogenerazione distribuita.
  • Gassificatore updraft (flusso ascendente): tollera meglio le biomasse umide, ma il gas grezzo è più ricco di catrame e richiede una pulizia più robusta.
  • Gassificatore a letto fluido: ideale per impianti industriali oltre i 5 MW, garantisce temperature omogenee e tratta biomasse eterogenee.

Qualunque sia il reattore, il syngas grezzo va ripulito prima di entrare nel motore: cicloni, scrubber ad acqua, filtri e cracking del tar. La norma EN ISO 11438 definisce i limiti di qualità del gas per l’uso nei motori a combustione interna.

La biomassa e l’umidità: il parametro che decide tutto

Dopo anni di impianti, la mia convinzione è netta: il successo si gioca sulla qualità della biomassa in ingresso, molto prima che sul reattore. E il parametro numero uno è l’umidità del cippato.

Ogni chilo d’acqua nel legno consuma circa 2,26 MJ solo per evaporare, abbassando la temperatura nella zona di ossidazione. Una biomassa troppo umida produce un syngas povero, genera condense e, oltre il 60% di umidità, può arrivare a spegnere il reattore. Per un gassificatore downdraft l’umidità ottimale è tra il 10% e il 20%; sopra il 25% le prestazioni degradano in fretta.

La tabella sotto riassume il potere calorifico inferiore (PCI) delle biomasse legnose più comuni, nelle condizioni reali di utilizzo.

Biomassa Umidità indicativa PCI (MJ/kg)
Pellet legno (EN A1) ≤ 10% 16,5 – 17,5
Cippato essiccato (M15) 15% 14,5 – 15,5
Cippato fresco (M35) 35% 9,5 – 11,0
Potature di olivo 25 – 40% 8,0 – 12,0

Conta anche la granulometria: per i gassificatori a letto fisso la pezzatura ottimale è 30-80 mm. Particelle troppo fini ostruiscono il letto e riducono il flusso d’aria; pezzi troppo grandi creano canali preferenziali e zone fredde che impoveriscono il syngas. Le classi di umidità del cippato sono normate dalla EN ISO 17225-4, mentre la misura dell’umidità segue la EN ISO 18134.

Un consiglio che do sempre: il cippato fresco va stoccato e lasciato essiccare per qualche mese sotto tettoia ventilata prima di alimentare il reattore. Investire in stoccaggio ed essiccazione della biomassa rende quanto investire nel reattore stesso, e lo vedremo nel dettaglio quando affronteremo problemi e soluzioni. Se vuoi inquadrare il tema in una strategia energetica complessiva, parti da un’analisi dei consumi e degli sprechi.

Domande frequenti sulla gassificazione del legno

Che cos’è la gassificazione del legno?

È un processo termochimico che converte il legno in syngas, un gas combustibile fatto soprattutto di idrogeno e monossido di carbonio. Avviene con ossigeno limitato, così il carbonio non brucia del tutto e il gas conserva energia utilizzabile in motori e cogeneratori.

Di cosa è composto il syngas?

Il syngas da legno contiene tipicamente 18-22% di idrogeno, 18-22% di monossido di carbonio, 2-4% di metano e 5-10% di anidride carbonica; il resto è azoto e vapore acqueo. È questa miscela a renderlo combustibile.

La gassificazione del legno è carbonio-neutra?

Sì. La CO₂ liberata è la stessa assorbita dalla pianta durante la crescita, quindi il bilancio climatico è considerato neutro. È la differenza sostanziale rispetto ai combustibili fossili, che immettono in atmosfera carbonio fossile.

Quale umidità deve avere la biomassa?

Per un gassificatore downdraft l’umidità ideale del cippato è tra il 10% e il 20% in base umido. Oltre il 25% le prestazioni calano, e oltre il 60% il reattore rischia di spegnersi. L’essiccazione della biomassa è quindi un investimento, non un costo.

Conclusioni: una tecnologia da conoscere bene

La gassificazione del legno non è una promessa da laboratorio: è una realtà industriale per impianti di piccola e media taglia, capace di trasformare i residui legnosi in elettricità e calore rinnovabili. Ma è anche una tecnologia che non perdona l’approssimazione, dalla scelta della biomassa alla conduzione del reattore.

In Sistemi Dinamici affianchiamo le imprese che vogliono valorizzare i propri scarti legnosi in energia, dalla fattibilità alla realizzazione. Se vuoi capire se la cogenerazione a biomassa ha senso per la tua azienda, contattaci per una consulenza gratuita. Per gli incentivi disponibili puoi consultare il GSE e i materiali tecnici di ENEA.

Questo è il primo articolo della serie sulla gassificazione del legno. Nei prossimi affronteremo il gassificatore downdraft nel dettaglio, i problemi tecnologici come il tar e la gestione dell’umidità, e le soluzioni che adotto nei miei impianti. Trovi tutti gli aggiornamenti sul blog di Sistemi Dinamici.