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Se la tua azienda ha un impianto fotovoltaico installato tra il 2011 e il 2024, con ogni probabilità l’energia immessa in rete è valorizzata in scambio sul posto. È il meccanismo che restituisce una parte del valore dell’energia immessa, comprensiva di una quota di oneri e imposte, e per anni ha reso accettabile anche un autoconsumo mediocre. Quel meccanismo è chiuso ai nuovi ingressi e le convenzioni esistenti hanno una data di fine già scritta. Non è una notizia da mondo residenziale: per un impianto aziendale da 50-200 kW la differenza tra scambio sul posto e ritiro dedicato vale qualche migliaio di euro l’anno. Vediamo cosa cambia, quanto pesa in bolletta e come si recupera il valore che si perde.

Scambio sul posto: perché è finito

La chiusura arriva dalla delibera ARERA 78/2025/R/efr del 4 marzo 2025, in attuazione dell’articolo 9, comma 2, del D.Lgs. 199/2021, il decreto che ha recepito in Italia la direttiva europea sulle rinnovabili. La logica dichiarata è spingere verso meccanismi considerati più moderni: autoconsumo diretto, configurazioni di autoconsumo diffuso, comunità energetiche e vendita dell’energia.

Le date che definiscono il perimetro sono due:

  • potevano accedere solo gli impianti entrati in esercizio entro il 29 maggio 2025;
  • la richiesta doveva essere presentata entro il 26 settembre 2025.

Dopo quelle scadenze, nessun nuovo impianto entra nel meccanismo. Chi installa oggi ragiona su autoconsumo e ritiro dedicato, punto.

Cosa succede alla convenzione già attiva

Le convenzioni in essere non si interrompono all’improvviso. Secondo le disposizioni transitorie della delibera ARERA 457/2024, proseguono fino al compimento dei quindici anni dalla data di avvio. Alla scadenza il GSE liquida i conguagli residui e attiva automaticamente il contratto di ritiro dedicato, salvo che l’azienda abbia già stipulato un contratto di vendita con un acquirente privato.

Il passaggio è automatico e questa è, paradossalmente, la parte pericolosa: nessuno resta senza contratto, quindi nessuno se ne accorge. L’unico segnale è una riga diversa nell’accredito del GSE, mesi dopo. Il consiglio operativo è banale ma poco seguito: segna a calendario la data di scadenza della tua convenzione e comincia a lavorare sull’autoconsumo dodici mesi prima.

Quanto vale la differenza: il conto su un impianto da 100 kWp

Prendiamo un impianto aziendale da 100 kWp, produzione annua intorno ai 115.000 kWh, autoconsumo al 45%. Sono circa 63.000 kWh immessi in rete ogni anno.

Regime Valore indicativo dell’energia immessa Ricavo annuo su 63.000 kWh
Scambio sul posto circa 0,15 €/kWh circa 9.450 €
Ritiro dedicato circa 0,09 €/kWh circa 5.670 €
Differenza circa 0,06 €/kWh circa 3.780 €

I valori sono indicativi e variano con il prezzo di mercato e con il profilo dell’impianto, ma l’ordine di grandezza è quello: tra i tre e i cinquemila euro l’anno per un impianto medio aziendale. Su un orizzonte di dieci anni residui, sono decine di migliaia di euro.

Come recuperare il valore: la gerarchia giusta

La reazione istintiva è cercare un nuovo incentivo che sostituisca quello che si perde. È la strada sbagliata. Il valore si recupera spostando i kWh dalla rete al proprio contatore, in quest’ordine:

  1. Autoconsumo diretto. L’autoconsumo fotovoltaico aziendale è l’unica leva che aumenta di valore proprio quando l’energia immessa ne perde: un kWh autoconsumato evita un acquisto a 0,25-0,30 €/kWh, mentre lo stesso kWh venduto ne vale meno di 0,10. Prima di ogni altra valutazione va misurato il profilo orario: un cruscotto energetico mostra quali carichi si possono spostare nelle ore di produzione, spesso a costo zero.
  2. Accumulo. Sullo stesso impianto da 100 kWp, portare l’autoconsumo dal 45% al 70% significa trattenere circa 28.700 kWh in più all’anno: al netto del mancato ricavo da ritiro dedicato, il beneficio vale intorno ai 4.900 euro l’anno, cioè più della perdita causata dalla fine dello scambio sul posto. Un sistema di accumulo ben dimensionato non è un accessorio, è la risposta tecnica al nuovo scenario.
  3. Condivisione. Dove ci sono altre utenze vicine, l’energia in eccesso può essere valorizzata in configurazioni di autoconsumo diffuso o in una comunità energetica, che riconosce un incentivo sull’energia condivisa.
  4. Vendita. Solo alla fine, per l’eccedenza che resta: ritiro dedicato o contratto di vendita a prezzo fisso, in funzione dei volumi.

Il testo della delibera è consultabile sul sito di ARERA, mentre le condizioni contrattuali del ritiro dedicato sono pubblicate dal GSE. Se l’impianto ha più di dieci anni, vale la pena affiancare al ragionamento economico una verifica tecnica dello stato di salute dei moduli e dell’inverter, dentro un audit energetico o in fase di revamping dell’impianto fotovoltaico.

Domande frequenti sullo scambio sul posto

Quando finisce lo scambio sul posto?

Il meccanismo è chiuso ai nuovi ingressi: potevano accedere solo gli impianti in esercizio entro il 29 maggio 2025, con richiesta entro il 26 settembre 2025. Le convenzioni già attive proseguono invece fino al compimento dei quindici anni dalla data di avvio.

Cosa succede alla mia convenzione quando scade?

Il GSE liquida i conguagli residui e attiva automaticamente il contratto di ritiro dedicato, salvo che l’azienda abbia già un contratto di vendita con un operatore privato. Non serve alcuna richiesta, ma il valore riconosciuto all’energia immessa cambia sensibilmente.

Che differenza c’è tra scambio sul posto e ritiro dedicato?

Lo scambio sul posto restituiva anche una quota di oneri e imposte associati all’energia immessa, mentre il ritiro dedicato remunera solo l’energia a prezzi legati al mercato. In pratica, a parità di kWh immessi, il ricavo si riduce in modo significativo.

Come si recupera il valore perso?

Aumentando l’autoconsumo. Spostare i carichi nelle ore di produzione e affiancare un accumulo permette di passare da un autoconsumo del 40-50% a valori del 70-80%, sostituendo energia acquistata a 0,25-0,30 €/kWh: il beneficio supera la perdita legata alla fine dello scambio sul posto.

Sai quando scade la tua convenzione?

Se la risposta è no, è il primo dato da recuperare: da lì si capisce quanto tempo resta per alzare l’autoconsumo prima che l’energia immessa valga la metà.

Richiedi un audit energetico gratuito: verifichiamo produzione, autoconsumo e stato dell’impianto, e ti diciamo con i numeri quanto puoi recuperare prima della scadenza.