Aumentiamo la tua forza competitiva. 

Tempo di lettura: 7 minuti

Hai un impianto sul tetto da più di dieci anni, non è guasto, ma la bolletta non scende più come una volta. È la situazione in cui si trovava Roberto Spinelli, cliente privato di Sistemi Dinamici. Una testimonianza fotovoltaico serve esattamente a questo: sentire da chi ci è passato cosa è stato fatto, quanto è durato il cantiere e soprattutto quali numeri sono cambiati. Abbiamo riparato il suo impianto, sostituito l’inverter, aggiunto ottimizzatori di potenza e un sistema di accumulo. Qui sotto trovi l’intervista integrale: domande nostre, risposte sue, con i dati di produzione prima e dopo l’intervento.

Testimonianza fotovoltaico: com’era l’impianto prima

Roberto, partiamo dall’inizio: che impianto aveva?

«Un impianto da 4 kWp sul tetto di casa, 16 pannelli, installato nel 2012. I primi anni andava benissimo, mi ero abituato a vedere la bolletta bassa. Poi, senza che succedesse niente di eclatante, ha cominciato a rendere sempre meno.»

Cosa l’ha convinta a chiamarci?

«L’inverter. Ogni tre-quattro settimane si bloccava e dovevo andare in garage a riavviarlo a mano. E poi i numeri: ero partito da circa 4.600 kWh l’anno, ero sceso sotto i 3.600. Un calo che non si spiegava solo con l’età dei pannelli.»

Aveva già pensato di rifare tutto?

«Sì, mi era stato proposto di buttare via tutto e ripartire da zero. Mi sembrava uno spreco: i pannelli erano ancora buoni. Volevo prima capire cosa non funzionava davvero.»

È il punto in cui interviene il tecnico. Prima di qualsiasi preventivo abbiamo fatto una verifica dell’impianto esistente: stato delle stringhe, comportamento dell’inverter, ombreggiamenti sul tetto, quadri e protezioni, e soprattutto il rapporto fra energia autoconsumata ed energia immessa in rete. Da quella verifica è uscito l’elenco degli interventi davvero utili, non un impianto nuovo.

La domanda che Roberto ha fatto a noi: quanto dura un inverter fotovoltaico?

Sistemi Dinamici: la vita utile tipica è di 10-15 anni, contro i 20-25 anni dei moduli. È il primo componente che cede, perché lavora tutti i giorni di sole e scalda. Quando un impianto fotovoltaico produce poco senza guasti evidenti, nove volte su dieci il sospettato numero uno è lui: blocchi ripetuti, spegnimenti improvvisi, ventole rumorose e un calo che il meteo non spiega.

L’intervento: riparazione, nuovo inverter, ottimizzatori e accumulo

Cosa vi abbiamo proposto e perché?

«Quattro cose, spiegate una per una. Prima la riparazione delle parti che avevano ceduto: collegamenti, protezioni, un paio di cablaggi. Poi la sostituzione dell’inverter con uno nuovo, di quelli che gestiscono anche le batterie. Poi gli ottimizzatori sui pannelli, per il problema dell’ombra del camino. E infine la batteria da 8 kWh.»

La parte che l’ha convinta di più?

«Gli ottimizzatori, perché non sapevo nemmeno che esistessero. Mi hanno spiegato che con l’ombra del camino era tutta la fila di pannelli a rallentare, non solo quello coperto. Sentito così, era ovvio che stavo perdendo energia da anni.»

Due parole tecniche in chiaro, per chi legge. La sostituzione inverter fotovoltaico riguarda il componente che trasforma la corrente continua dei pannelli in corrente alternata: dura tipicamente 10-15 anni contro i 20-25 dei moduli, ed è quasi sempre il primo pezzo a cedere. Gli ottimizzatori fotovoltaico sono piccoli dispositivi montati sul singolo pannello che gli permettono di lavorare in autonomia: senza, il modulo in ombra trascina giù l’intera stringa. Le batterie di accumulo fotovoltaico, infine, conservano l’energia prodotta a mezzogiorno per usarla la sera, quando la famiglia consuma davvero.

Un dubbio che avevano anche i suoi vicini: si possono aggiungere batterie a impianto esistente?

Sistemi Dinamici: sì, e le strade sono due. Un inverter ibrido che gestisce pannelli e accumulo insieme, oppure una batteria con inverter proprio affiancata a quello che c’è già. Quando l’inverter esistente è comunque a fine vita, come qui, il passaggio all’ibrido è la soluzione più pulita e costa meno sul totale: si fa un intervento solo invece di due.

Testimonianza fotovoltaico: i numeri prima e dopo

Dopo quanto ha visto la differenza?

«Subito, non serve aspettare l’estate. Il primo giorno di sole pieno guardavo l’app e la produzione era già un’altra cosa. Alla sera, invece di ricomprare corrente, stavo andando avanti con la batteria.»

Che numeri fa oggi l’impianto?

«Siamo tornati sopra i 4.600 kWh l’anno, ma la cosa grossa è quanta di quella energia mi tengo io: prima ne usavo meno di un terzo, adesso quasi otto decimi. In bolletta si vede eccome.»

Questa è la sintesi dei dati di monitoraggio dell’impianto, su base annua.

Parametro Prima Dopo
Produzione annua circa 3.550 kWh circa 4.650 kWh (+31%)
Quota di autoconsumo 30% (circa 1.065 kWh) 78% (circa 3.630 kWh)
Spesa elettrica annua circa 1.050 euro circa 330 euro
Blocchi dell’inverter 1 ogni 3-4 settimane nessuno
Controllo della produzione display sull’inverter app, dato giornaliero

Il conto è semplice da rifare, ed è la risposta concreta a chi si chiede quanto si risparmia con le batterie. I circa 2.560 kWh in più che Roberto autoconsuma sono energia che non compra più a circa 0,30 euro/kWh, oneri di sistema inclusi: poco più di 750 euro l’anno di minor spesa, su un impianto da soli 4 kWp. Su un pacchetto di interventi da 8.000-9.500 euro il rientro si colloca indicativamente fra gli 11 e i 13 anni, che scendono considerando le detrazioni fiscali per gli interventi di recupero edilizio (le aliquote cambiano di anno in anno: va verificata quella in vigore prima di firmare).

Tempi di intervento e persone in cantiere

Quanto tempo è passato dalla prima chiamata al collaudo?

«Meno di tre settimane in tutto. Il sopralluogo l’hanno fatto pochi giorni dopo la telefonata, il preventivo è arrivato in quattro giorni con le voci separate, così vedevo quanto costava ogni pezzo. Poi ci siamo messi d’accordo sulla data.»

E il cantiere vero e proprio?

«Due giorni. Il primo hanno tolto il vecchio inverter, montato quello nuovo e gli ottimizzatori sui pannelli. Il secondo la batteria, i collegamenti e le prove. La sera del secondo giorno era tutto acceso e funzionante. Le pratiche con il distributore le hanno seguite loro, io non ho dovuto rincorrere nessun ufficio.»

Come si è trovato con le persone che hanno lavorato a casa sua?

«Molto bene, ed è una cosa che conta quanto il risparmio. Puntuali, ordinati, hanno lasciato il garage pulito. Ogni volta che chiedevo una cosa mi rispondevano senza farmi sentire ignorante. Persone sempre disponibili: anche dopo il collaudo, quando ho chiamato per capire un dato dell’app, mi hanno richiamato lo stesso giorno.»

Rifarebbe l’intervento?

«Sì, e lo rifarei prima. Ho tenuto un impianto che rendeva la metà per almeno tre anni, convinto che fosse normale invecchiare così. Non era normale.»

Su un impianto esistente il rischio più concreto non è tecnico: è restare da soli fra chi ha installato dieci anni fa, chi ha venduto la batteria e chi dovrebbe fare assistenza. Un interlocutore unico che risponde anche dopo il collaudo fa parte del risultato, non è un extra.

Come capire se il tuo impianto è nella stessa situazione

La storia di Roberto è comune a molti impianti residenziali installati fra il 2010 e il 2015: moduli ancora sani, elettronica a fine corsa, gran parte dell’energia regalata alla rete. In questi casi un revamping impianto fotovoltaico — cioè la rimessa a punto dell’esistente — costa una frazione di un impianto nuovo, perché la voce di spesa più pesante, pannelli e struttura, è già sul tetto. Tre segnali dicono che vale la pena far controllare l’impianto:

  • La produzione annua è calata in modo netto rispetto ai primi anni, a parità di stagioni.
  • L’inverter si blocca, si spegne o va riavviato a mano.
  • Immetti in rete gran parte di quello che produci e la bolletta resta alta lo stesso.

La verifica parte sempre dai dati reali: produzione storica, curva dei consumi, ombreggiamenti. Su questo lavorano insieme il servizio fotovoltaico e i sistemi di accumulo; per tenere i numeri sotto controllo nel tempo ci sono i cruscotti energetici di monitoraggio. Sulle regole di valorizzazione dell’energia immessa in rete il riferimento è il GSE; su detrazioni e adempimenti la fonte è ENEA.

Vuoi sapere se il tuo impianto sta rendendo quello che dovrebbe?

Bastano i dati di produzione e una verifica in campo per capire se sei nella stessa situazione di Roberto e quanto puoi recuperare. Richiedi un check gratuito del tuo impianto fotovoltaico: analizziamo produzione, consumi e ombreggiamenti e ti diciamo se conviene intervenire e su cosa, voce per voce. Parla con un tecnico Sistemi Dinamici.