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Il Conto Termico 3.0 per le imprese è l’incentivo statale a fondo perduto che copre gli interventi di efficienza energetica e la produzione di calore da fonti rinnovabili. È un contributo erogato dal GSE che, per un’azienda, può arrivare fino al 65% della spesa per impianti come pompe di calore, biomassa e solare termico.

Dal 25 dicembre 2025 il vecchio Conto Termico 2.0 è stato sostituito da questa nuova versione. Le regole sono cambiate, e non solo nelle percentuali: per le imprese sono cambiati i requisiti, gli edifici ammessi e perfino i tipi di impianto finanziabili. Chi ragiona ancora con i criteri del 2.0 rischia di presentare una domanda che il GSE non accetta.

In questa guida vediamo, numeri alla mano, chi può accedere al Conto Termico 3.0, quanto rimborsa davvero a un’impresa, quali interventi ammette e con quali vincoli. Ti diciamo anche dove molte aziende sbagliano: il vincolo della categoria catastale e l’esclusione dei combustibili fossili.

Cos’è il Conto Termico 3.0 e cosa cambia nel 2026

Il Conto Termico 3.0 è il meccanismo con cui lo Stato rimborsa parte della spesa per efficientare gli edifici e installare impianti termici rinnovabili. Si articola in due titoli: il Titolo II per l’efficienza energetica (isolamento, serramenti, illuminazione, building automation) e il Titolo III per la produzione di energia termica da rinnovabili.

La dotazione 2026 è importante: 900 milioni di euro l’anno. Con il decreto direttoriale n. 72 del 10 aprile 2026 le risorse sono state riequilibrate in 450 milioni per la Pubblica Amministrazione e 450 milioni per i soggetti privati, imprese comprese.

C’è però un dettaglio che racconta tutto. Il PortalTermico del GSE, attivo dal 2 febbraio 2026, è stato sospeso pochi giorni dopo l’apertura per l’enorme numero di domande, e riaperto solo il 13 aprile 2026 con regole più stringenti. Tradotto: i fondi sono concreti, ma la corsa è già partita. Muoversi con un progetto pronto fa la differenza.

Conto Termico 3.0 imprese: chi può accedere (e il vincolo catastale)

Le imprese rientrano tra i soggetti privati ammessi, ma con due paletti che è bene conoscere prima di progettare. Il primo riguarda l’efficienza energetica del Titolo II. Per accedere, l’azienda deve dimostrare un risparmio energetico minimo del 10% rispetto alla situazione precedente, che sale al 20% nel caso di più interventi combinati.

Il secondo paletto è più insidioso e spesso ignorato. Gli interventi del Titolo II sono ammessi solo su edifici con categoria catastale dell’ambito terziario. Rientrano anche le categorie D/7 e D/8, cioè i fabbricati costruiti per esigenze industriali o commerciali. Ma un capannone puramente produttivo può non avere la classificazione giusta.

Cosa significa in pratica? Che un’azienda manifatturiera con un capannone industriale potrebbe non poter incentivare l’isolamento dell’involucro con il Conto Termico. Per quella stessa azienda, però, le rinnovabili termiche del Titolo III restano accessibili. È una distinzione che cambia completamente la strategia di intervento. Una diagnosi energetica preliminare serve proprio a capire quale strada è davvero percorribile.

Quanto rimborsa: percentuali, massimali e tempi

Veniamo alla domanda che interessa di più: quanto si recupera. Per gli interventi di efficienza del Titolo II l’incentivo arriva fino al 65% per piccole e medie imprese e fino al 60% per le grandi imprese. Per le rinnovabili termiche del Titolo III si arriva al 65% per tutte le dimensioni aziendali.

Esistono anche maggiorazioni: +10% se i componenti sono prodotti nell’Unione Europea e fino al +15% per i moduli fotovoltaici registrati negli elenchi ENEA. Sono leve che, su un investimento rilevante, valgono decine di migliaia di euro.

Anche i massimali di spesa ammissibile sono definiti per ogni intervento. Ecco i principali per le imprese:

  • Isolamento termico: 150-350 €/mq, fino a un massimo di 1.000.000 €
  • Chiusure trasparenti (serramenti): 700-800 €/mq, fino a 500.000 €
  • Fotovoltaico: 1.050-1.500 €/kW
  • Sistemi di accumulo: 1.000 €/kWh

Sui tempi di erogazione conta la soglia dei 15.000 euro. Fino a quell’importo l’incentivo arriva in un’unica rata. Sopra i 15.000 euro viene erogato in rate annuali costanti: 2 anni per pompe di calore sotto i 35 kW, solare termico e scaldacqua; 5 anni per isolamento, serramenti, illuminazione e impianti di taglia maggiore.

Interventi ammessi per le imprese: sì alle rinnovabili, no ai fossili

Qui c’è la novità più netta del Conto Termico 3.0 rispetto al passato. Per le imprese non sono più ammessi gli impianti alimentati a combustibili fossili, incluso il gas naturale. Chi pensava di sostituire la vecchia caldaia a gas con una nuova caldaia a gas, con il Conto Termico, deve cambiare programma.

Restano invece pienamente incentivabili le tecnologie rinnovabili termiche, che sono poi quelle con il ritorno migliore. Per un’azienda significa puntare su:

  • Pompe di calore elettriche e sistemi ibridi
  • Generatori a biomassa e teleriscaldamento efficiente
  • Solare termico e scaldacqua a pompa di calore
  • Microcogenerazione da fonti rinnovabili

La biomassa, in particolare, è una soluzione concreta per chi ha disponibilità di legno o sottoprodotti agroforestali. Abbiamo spiegato il funzionamento nella nostra guida alla cogenerazione e biomassa. Tra gli interventi del Titolo II rientrano anche il fotovoltaico abbinato ai sistemi di accumulo, utili per coprire i consumi elettrici degli impianti termici.

Come presentare domanda al GSE in 5 passi

La procedura passa interamente dal PortalTermico del GSE. Per un’impresa il percorso ordinato è questo:

  1. Verifica preliminare di ammissibilità. Nel portale è attiva la funzione di valutazione preliminare: utile per controllare in anticipo se l’intervento e l’edificio rispettano i requisiti.
  2. Diagnosi e progetto. Definisci l’intervento e, per il Titolo II, calcola il risparmio atteso (almeno 10%, o 20% per i multinterventi).
  3. Realizzazione dei lavori. Con le regole 2026 il portale è orientato all’accesso a lavori conclusi: pianifica di conseguenza.
  4. Invio della domanda entro 90 giorni dalla conclusione dell’intervento. Per le scadenze cadute nel periodo di stop del portale (3 marzo – 12 aprile 2026) è prevista una proroga di 40 giorni.
  5. Erogazione. Unica rata fino a 15.000 €, rate annuali oltre quella soglia.

Il punto critico è il rispetto dei tempi e della documentazione. Una domanda incompleta o fuori finestra viene respinta, e i fondi si esauriscono in fretta. Affidarsi a chi gestisce abitualmente queste pratiche riduce molto il rischio di errori formali.

Conto Termico 3.0 o Transizione 5.0: quale conviene

Molte imprese si chiedono se convenga il Conto Termico 3.0 o gli incentivi della Transizione 5.0. Non sono la stessa cosa e rispondono a logiche diverse.

Il Conto Termico premia soprattutto gli interventi sull’involucro e gli impianti termici rinnovabili, con un contributo a fondo perduto erogato a consuntivo. La Transizione 5.0 è un credito d’imposta legato a investimenti in beni strumentali e autoproduzione da rinnovabili, con una logica di riduzione dei consumi dell’intera unità produttiva.

In sintesi: per sostituire un generatore termico o efficientare un edificio terziario, il Conto Termico è spesso la via più diretta. Per un piano di investimento industriale più ampio con nuovi macchinari e fotovoltaico, la Transizione 5.0 può rendere di più. La scelta va fatta sui numeri del caso specifico, valutando anche la non sovrapponibilità degli incentivi sullo stesso costo.

Domande frequenti sul Conto Termico 3.0 imprese

Cos’è il Conto Termico 3.0?

È l’incentivo statale, in vigore dal 25 dicembre 2025 ed erogato dal GSE, che rimborsa parte della spesa per interventi di efficienza energetica e per la produzione di calore da fonti rinnovabili. Sostituisce il Conto Termico 2.0 e prevede una dotazione di 900 milioni di euro l’anno.

Quali imprese possono accedere al Conto Termico 3.0?

Possono accedere le imprese in quanto soggetti privati. Per gli interventi di efficienza del Titolo II servono un risparmio minimo del 10% (20% per i multinterventi) ed edifici di categoria catastale terziaria, incluse le categorie D/7 e D/8. Le rinnovabili termiche del Titolo III restano accessibili più ampiamente.

Quanto rimborsa il Conto Termico 3.0 alle imprese?

L’incentivo copre fino al 65% della spesa per piccole e medie imprese (60% per le grandi sul Titolo II), con maggiorazioni fino al +15% per componenti UE e moduli fotovoltaici ENEA. Esistono massimali specifici per ogni intervento, ad esempio fino a 1.000.000 € per l’isolamento termico.

Il Conto Termico 3.0 finanzia le caldaie a gas per le imprese?

No. Per le imprese non sono ammessi gli impianti alimentati a combustibili fossili, incluso il gas naturale. Sono incentivabili pompe di calore, biomassa, solare termico, sistemi ibridi e microcogenerazione da fonti rinnovabili.

In quanto tempo si riceve l’incentivo del Conto Termico 3.0?

Per importi fino a 15.000 euro l’incentivo è erogato in un’unica rata. Sopra questa soglia viene distribuito in rate annuali costanti: 2 anni per pompe di calore di piccola taglia, solare termico e scaldacqua, 5 anni per isolamento, serramenti, illuminazione e impianti più grandi.

Come si presenta domanda al Conto Termico 3.0?

La domanda si invia tramite il PortalTermico del GSE entro 90 giorni dalla conclusione dell’intervento. È disponibile una funzione di valutazione preliminare per verificare l’ammissibilità prima di partire. Per le scadenze cadute nel periodo di sospensione del portale è prevista una proroga di 40 giorni.

Conclusioni: come sfruttare il Conto Termico 3.0 senza errori

Il Conto Termico 3.0 è un’occasione concreta per le imprese, ma premia chi conosce le regole nuove. Le tre cose da ricordare: copre fino al 65%, esclude i combustibili fossili e vincola gli interventi di efficienza agli edifici terziari. Sbagliare uno di questi punti significa vedersi respingere la domanda.

In Sistemi Dinamici aiutiamo le PMI a capire, caso per caso, quali interventi sono davvero incentivabili, quanto si recupera e come presentare la domanda nei tempi giusti. Scopri come accedere agli incentivi per l’efficientamento energetico della tua azienda con una prima analisi senza impegno. Per i riferimenti ufficiali puoi consultare il GSE e l’ENEA.